Noi,
orfani volontari del vostro mondo
abbiamo scelto
di guardare l’ universo
dal buco di un'altra serratura.
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cerco il mio sogno,
del corpo ho superato il limite,
occupando la mente
con l’ unico pensiero
in cui valga la pena
il tempo fermare.
Tuoni circolari
ruggiscono i giorni a venire
Il ghiaccio piove
sopra le nostre teste,
mentre foglie in vortici
danzano nel cielo,
aprendo bocche di stupore.
Inizia la prova
per l’ iniziato che decide di provare
con lo scopo di riuscire.
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Spezzi il passo del pellegrino
troncando il fiato al Dio che vive in lui,
ingerendo il futuro dell’uomo
per poi risputarglielo in forma di peccati.
Polverizzi possibili ragioni
con un paio di libri e quattro messia.
Opprimi sottili anime di carta
abusando il significato della parola amore.
Mascheri la libertà con il volto dell’odio,
mandando i tuoi credenti di stagno
a combattere i loro specchi,
costruiti con lo stesso fragile vetro.
Affondi la paura nel sangue e nella carne,
congelando la gioia in cubi dagli spigoli di lama.
Anneghi l’intelletto nei crani dell’uomo
marcendoli di colpa e redenzione.
Concludi, raffigurando il senso della morte
come un pietoso e spettacolare punto d’arrivo.
sgonfie gomme vengono guidate
per navigare pozze di pioggia grigia,
impregnando d’acqua un paio di piedi
che, azzannati dal freddo,
pedalano verso il caldo giallo di casa.
Allaccio un bottone in più,
per proteggere l’idea del caos
dall’automatismo dell’autunno.
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Così uscivo per andarmene,
allontanandomi
assieme all’ eco di quella porta
che sbattevo così forte
da chiudere fuori il mio silenzioso rientro.
Così salivo sulla scialuppa degli ultimi,
naufragando tra i naufraghi nella nebbia.
Così giravo dove la brace girava
per farci girare
sempre attorno allo stesso scoglio.
Così mi spingevo al di là della volta prima
per venire tirato in quella successiva.
Così non tornavo, neanche tardi.
Così non me ne andavo, neanche dopo.
Remavo controcorrente
convinto di arrivare alla foce.
Fino a quando,
con la bocca piena di sale,
mi gettai in acqua senza salvagente
per vedere se davvero
avevo un diverso destino.
SEMPRE
Scrivendo semplici storie silenziose
scopro come sopravvivere serenamente
sopra a solitarie strade di sale
spremuti nella spugna del sistema.
saltando nello spazio stellato
semino sui sette sigilli
splendidi sentieri di speranze
senza svanire i sogni nella sveglia.
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OLTRE IL CONFINE
Abitante dell’ ultima casa
prima della linea di frontiera
scenderò per attraversare
il confine dell’ impossibile.
Parlare la lingua
di chi non usa parole,
vestire i panni
di chi nudo non sente freddo,
mangiare la fame
di chi l ha ridotta in briciole
dormire il lucido sogno
di chi lo ha sempre vissuto.
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DI RITORNO
Me stesso riflesso nel finestrino mi osserva
orgoglioso del fatto che finalmente
io mi sia accorto di lui
ci fissiamo intensamente
mentre in sottofondo
la luce di un giorno che sta finendo
ritaglia le sagome di un paesaggio
che velocemente
sdraia le vette della città
sui morbidi tappeti della campagna
ricordandomi di cercare sempre l’ equilibrio
sull' instabilità dell’ esistenza.
la notizia di una sorella che fa nascere una vita!
le luci dei paesi sono come tramonti di stelle
l’ aria si fa fresca e frizzante sulla mia pelle
oggi sono stato invitato
al banchetto delle meraviglie!
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PIANETA
Plotoni di pendolari pettinati
procedono privi di profilo
parcheggiati in profonde
paranoie del progresso.
Pompano polveri e pastiglie
per probabili paradisi,
producendo plastici prodotti
privi di poesia.
Prototipi pigiano pulsanti
per programmi preferiti,
pungendo pupille
pestate da presentatori di paglia.
Pongono piccoli pretesti
per non pensare al presente.
posseduti
dai pochi piaceri del passato.
Pedoni pestano il pantano
di pietre, pelle e petrolio,
precipitando nel paradosso
della privacy personale.
Padroni di platino
pagano pagine di pulito pattume.
Proponendo parole di panico e
paure di piombo.
Pallidi prigionieri
in parcheggi per penitenze,
piangono
piegati dai parametri del potere.
Preghiere di pace
perse in primavere di proiettili.
Parabole di profetici pericoli
prese per pure pazzie.
IN VIAGGIO
Abbiamo mollato gli ormeggi
vedendo la costa rimpiccolirsi.
Siamo usciti dal porto sicuro,
senza una direzione precisa.
Le vele sono gonfie di speranze,
la stiva piena d’incertezze.
Siamo in viaggio per riconoscerci,
alla ricerca della semplice Verità.
L’essere unici e imprevedibili
è la nostra ancora di salvezza.
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RIFLESSIONE NEL CAMMINO
Le parole non hanno spazio
lo spazio non ha parole.
Così vado avanti
illuminato dal sole,
ma avvolto dalla nebbia.
Così vado avanti
senza fermarmi,
ma restando immobile.
Senza perdermi,
ma senza trovarmi.
So che arriveranno
i tempi del mio essere
senza aspettarli
ma facendoli accadere.
Non c’ è niente al di fuori di me
Perché tutto ciò che c’ è
sono io.
Sono nel tutto,
il tutto è in me.
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SCOL - LEGATO
Prima che un virus senza vaccino
intacchi la mia labile memoria,
masticando uno per uno
i megabyte del pensiero umano,
inghiottendo la vita in paranoie
digitate sulla tastiera del passato,
per poi vomitarle
nella discarica delle quotidiane abitudini….
prima di tutto questo……
devo scollegarmi!

L’ irreparabile è già accaduto,
amici con poche lacrime siedono in fila
non c’ è nemmeno una mezza parola.
Black-out totale, nodo alla gola
discesa in picchiata verso un acido vuoto.
La tua morte come un gigante
ci schiaccia l’ esistenza.
Nemmeno il tempo di prendere fiato
che siamo già sul fondo dei ricordi.
Nudi nelle nostre corazze
cerchiamo una vendetta,
consapevoli di sapere che sarebbe accaduto.
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IN TRIBUNALE
Arringa l’avvocato dalle tasche piene d' oro
sotto al trono del Re del giudizio,
il senso si perde
nei giochi di parole
nei dettagli delle circostanze
nei codici delle forme.
Tutto l’ ovvio diventa incerto
impantanandosi nel fango dell’ ipocrisia.
Mi guardo attorno smarrito, impotente,
disarmato della mia sicurezza
in questa assurda scatola del potere.
Uscendo, non ho più la voglia di vendetta,
non spetta a me e nemmeno a quelli giudicare
non c’ è pena che valga la pena
non esiste la giustizia dei giusti.
Ho solo voglia di sorridere in pace
perché so che è quello che tu stai facendo,
da qualche parte nell’ eterno.
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LA TEMPESTA
Arriva la tempesta
spinta dal vento che disordina i pensieri.
L’ insicurezza si presenta con l’ arrivo della sera.
La mia fata se ne è andata
spegnendo la luce che ci faceva brillare.
Mi domando se resterò a guardare dalla finestra
o se questa volta
avrò il coraggio di scendere in strada
e bagnarmi il capo.
BABILONIA
Nelle caotiche vie del regno
misere illusioni vengono consumate
veloci come la plastica quando brucia.
Il Re comanda il panico
per poi venirne preso.
L’ Uomo è un numero senza cifre
perso nel suo stesso corpo.
Il Vento spingerà il cambiamento
come una carezza tagliente
fino all’ ultimo dei villaggi.
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